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L' alberino : percorso giuridico ed esperienze dall'arresto alla libertà
   

Colloquio

di Diego Ludovico

Ecco, ancora un tocco, accidenti, questa camicia è stropicciata… questo ciuffo di capelli proprio oggi doveva venirmi su… ho dormito male, maledizione!
Ancora un'aggiustatina alla camicia, un ritocco al vestito, una spazzolata alle scarpe, una pettinata, uno spruzzo di dopobarba profumato.

"Come sto?"
"Non devi mica andare a ballare!"
"No, ma devo incontrare i miei! E' importante che mi vedano ben messo, non devo dare l'impressione della mia sofferenza.. e poi, non voglio farmi vedere trasandato, voglio che almeno in quest'ora si viva un'atmosfera diversa, familiare, felice…"

L'agente urla il mio cognome.
"Vengo! Eccomi qui, sono pronto".

Perquisizione alla mia persona, perquisizione al pacco della biancheria sporca, perquisizione alla borsa contenente una bottiglia d'acqua, qualche "fuori orario", il termos col caffè che ho preparato apposta per l'occasione.

"Andiamo", dice l'agente.
Si cominciano ad aprire cancelli, altri cancelli, porte e porte ancora.
Non senti neanche il rumore ma il loro metallico richiudersi non lo consideri: la tua mente oramai è là, già nella saletta a fantasticare.

Il colloquio è l'avvenimento settimanale che più di ogni altro suscita emozioni e ansie in noi detenuti.
Non solo perché familiari e amici portano il "pacco", ovvero il ricambio della biancheria pulita e alcune "prelibatezze" che ricordano gli affetti di casa, ma per l'intensa emozione che esso suscita alla vista dei propri cari.

Ciao caro…Ciao cara…. Come stai?…E Tizio?… E Caio?…
Bene…Bene.
E tu, lazzarone, vieni qui! Dammi un bacino, ti voglio tanto bene, sai? E il bambino comincia a scorrazzare per la sala, a giocare con te e a farti le moine.
Sono sopratutto i più piccoli a riempire quell'ora, una miseria che passa in un istante.
Ogni volta che me li portano, li trovo cresciuti di qualche centimetro.
I più grandi sono sempre più maturi.
Nutri i piccoli di consigli, i più grandi un pò ti fanno la predica, un pò raccontano dei disagi a scuola o tra gli amici.

Sai che la tua situazione li condiziona e non sai cosa rispondere, come giustificarti…
Ti trovi a ripensarci, finito il colloquio…
Colloquio.
Un'ora di relativa riunificazione della famiglia intorno a un tavolo.
Prima di settembre del duemila, ci si vedeva attraverso un divisorio che impediva di sentirsi vicini, non si poteva far altro che guardarsi in faccia o stringersi la mano.

Si discute dei problemi familiari, che sono tanti per una famiglia"normale", figuriamoci per un nucleo che ha un elemento in carcere e non produce reddito…
Capita di dover sbrigare un'urgenza, fuori la risolvi con una telefonata oppure recandoti sul posto.
Qui ti senti così impotente...

Un momento attesissimo, spazio de reinserimento sociale, perché per una volta si parla di argomenti di tutti i giorni, non dei soliti temi su cui s'imbastiscono i discorsi fra detenuti: avvocati, processi, giudizi..

Si parla di tempo che scorre, lentamente, e si fantastica sul giorno lontano e ambito della tua liberazione.