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Fuoriluogo.it
Due
libri per riflettere
Il linguaggio della mala ha ispirato molte canzoni e pagine
di letteratura, ma è anche servito come tecnica di identificazione
all’interno del carcere, per distinguere gli appartenenti all’una
o all’altra famiglia malavitosa.
Come ricorda l’introduzione del volume, il linguaggio comune serve
a integrarsi e senza conoscere il codice si verrà sempre guardati
con sospetto e diffidenza.
Una galera come San Vittore, nel cuore di Milano, non
potrebbe allora esprimere altro che una lingua pesantemente condizionata
dal lombardo, dove il gergo si piega al dialetto.
Ma le lingue della malavita sono diventate tante e differenti.
Oggi a San Vittore i detenuti sono 2.400 per una capienza di 800 e,
fra loro, più del 50% è di provenienza extracomunitaria: africani,
slavi, cinesi, nomadi. I giovani non fanno più parte di quel ceppo
linguistico e quando comunicano fra loro usano lo slang della banlieue
parigina, invertendo le sillabe e pronunciando le parole al contrario.
Scovare fra i lemmi del piccolo dizionario di San Vittore le parole
più intriganti è una chiave di lettura de I pugni nel muro. Linguaggio
e frammenti di vita dei detenuti del carcere di San Vittore, editore
Berti, curato dall’equipe di Magazine2, il giornale dei detenuti
del carcere milanese, e di Terre di mezzo.
Ma il volume offre anche un altro spunto: è una piccola guida di diritto
penitenziario, dove vengono spiegate le regole fondamentali della
vita di chi sta dentro.
Utili anche per chi sta, provvisoriamente, fuori.
articolo da Fuoriluogo di Maurizio Baruffi
Linguaggio e frammenti di vita dei detenuti del carcere di San Vittore,
editore Berti,
pp. 127, euro 7
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