da
Redattore Sociale
Roma, 3 Aprile 2008
''Colpa''
dei farmaci sostitutivi che allungano i tempi di vita e di trattamento;
ma c'è anche chi cominciatardi per un evento stressante come
la separazione, l'isolamento sociale o un lutto.
I dati dell'Osservatorio di Lisbona
L'abuso
ha non età.
Invecchiano i consumatori e questo entro il 2020 costituirà
una vera emergenza, non solo in Europa.
"Colpa" del metadone e degli altri farmaci sostitutivi
che allungano i tempi di vita e di trattamento; ma c"è
anche chi comincia a consumare in tarda età per un evento
stressante, come la separazione dal coniuge, l'isolamento sociale
o un lutto.
I dati
dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze
(Oedt) di Lisbona, ancora limitati, appaiono tuttavia preoccupanti
poiché segnalano che "l'abuso di sostanze da parte degli
adulti più anziani diventerà probabilmente un problema
trascurato di questa fascia di cittadini, di cui ci si occupa in
misura minore".
Nel corso del ventesimo secolo il numero di europei di 65 anni o
di età superiore è triplicato e l'aspettativa di vita
è più che raddoppiata: nel 2028 più di un quarto
della popolazione europea avrà raggiunto o superato i 65
anni di età.
Secondo le previsioni, dunque, il numero di anziani con problemi
legati all'abuso di sostanze o che necessitano di una cura per il
consumo, aumenterà più del doppio tra il 2001 e il
2020.
E secondo alcune stime effettuate negli Stati Uniti, l'aumento delle
persone in trattamento entro il 2020 raggiungerà il 300%
se si considerano gli over50.
"Via
via che il metadone ed altri programmi di mantenimento diventano
più efficaci nel mantenere i pazienti sotto trattamento e
nel ridurre le morti per overdose, - spiega il rapporto dell'Oetd
- il numero di pazienti più anziani aumenterà gradualmente.
In Europa, tra il 2002 e il 2005, la percentuale di pazienti con
età uguale o superiore ai 40 anni, che sono stati trattati
per problemi legati all'uso di oppiacei, è più che
raddoppiata (dall'8,6 al 17,6 %)".
Gli
adulti più anziani che fanno uso di droghe illegali sono
in gran parte consumatori precoci.
In questi casi il processo naturale di invecchiamento rischia di
essere ancor più compromesso dagli effetti a lungo termine
delle sostanze.
"Le persone più anziane metabolizzano le droghe più
lentamente e il cervello, con il passare degli anni, può
diventare più sensibile ai loro effetti".
Stanno invecchiando anche i consumatori regolari di droghe a fini
ricreativi che, secondo l'Oedt, possono incontrare maggiori complicazioni
con l'età.
Inoltre spesso fa uso di chi soffre di problemi di salute mentale.
Non a caso nell'ambito dei servizi di salute mentale, la cannabis
risulta essere la droga illecita più comunemente usata.
Chi
associa alcol a droghe è esposto a un rischio maggiore di
problemi sociali, fisici e psicologici, anche quando l'assunzione
di alcol è leggera o moderata.
Negli Stati Uniti, fino al 10% degli anziani ha problemi più
o meno gravi di alcolismo e tra il 2 e il 4% è dipendente.
In Europa il 27% delle persone di 55 anni di età e oltre
consuma alcol quotidianamente.
"I dati disponibili - sottolinea l'Osservatorio - suggeriscono
che questa fascia di età corre un rischio relativamente alto
di avere problemi legati al consumo di alcol".
A rischio anche chi associa alcol ai farmaci, da banco o su prescrizione,
apparentemente innocui ma che possono interagire con l'alcol, "causando
effetti sedativi eccessivi e un maggiore rischio di incidenti e
danni".
L'uso problematico di farmaci è comune negli anziani:
gli over 65 anni usano circa un terzo di tutti i farmaci
prescritti, tra cui spesso benzodiazepine e analgesici oppioidi.