da Corriere
della Sera di Cristina Marrone
Milano, 18 aprile, 2004
Vino Fuggiasco,
T-shirt e ironia Il «made in carcere» va sul web.
I prodotti dei detenuti non si vendono più solo nelle botteghe della solidarietà
Dagli shampoo biologici alle magliette «Balla Nando».
Prezzi da 4 a 200 euro
L'ultimo spunto è il tormentone di Teo Mammucari «'anvedi come balla Nandoo!».
Lo scatenatissimo ballerino Nando che si esibisce ballando e sghignazzando è
diventato maglietta «made in jail». Fatto in carcere.
Ai detenuti di Velletri, invece, non manca l'ironia.
Nessuna allusione, dicono.
Ma l'etichetta il «Fuggiasco» è davvero azzeccata per un vino creato da un gruppo
di detenuti del carcere dei Castelli Romani.
Che dopo il successo ottenuto hanno allargato la produzione con lo Chardonnay
«Quarto di luna», a immaginare un cielo notturno visto, a riquadri, all' interno
di una cella e con il sangiovese «Le sette mandate».
Ma come fare a conquistarsi un lavoro confezionato oltre le sbarre?
I canali privilegiati sono i negozi «solidali», i mercatini o le mostre, ma
è Internet il futuro. Che in qualche caso è già realtà.
I PRODOTTI - Magliette,
borse, pelletteria, addirittura mosaici, vasi di ceramica e vetro o velieri
in legno del carcere di Porto Azzurro.
La fantasia ai detenuti non manca.
Il tempo, dietro le sbarre scorre lento, e allora spacciatori, ladri e delinquenti
di ogni sorta si dedicano alla manifattura. Con risultati di qualità e prezzi
assolutamente concorrenziali. Si va dai 4 euro per borse di stoffa fino ai 200
per i tavoli a mosaico ispirati alla mitologia costruiti alla Terza casa penale
di Rebibbia con l'aiuto del professor Franco Romani.
Da San Vittore si vende online il cd rom molto speciale «Avanzi di galera.
Le ricette dei poco di buono».
Il menù spazia dal «cavolfiore nel cellone» alle «zucchine in salsa dell'ergastolano».
Tutto a 10 euro (più tre di spedizione).
Fino a oggi ne sono stati venduti un migliaio.
Entro maggio è
attesa una novità, una specie di gioco dell'oca, il «Kriminal house».
La pedina-detenuto percorre la strada a caselle dall'arresto fino alla libertà,
e le regole del gioco sono «le regole del carcere».
Le detenute della
Giudecca a Venezia sono specializzate nei cosmetici biologici.
Coltivano nell'orto erbe officinali e aromatiche di qualità e, con speciali
ricette risalenti alla Serenissima Repubblica Veneziana confezionano shampoo,
lozioni, deodorante, docciaschiuma e creme utilizzati anche in molti alberghi
veneziani. Altre invece si sono dedicate alla sartoria con magnifici costumi
del Settecento, vendutissimi nel periodo di Carnevale (www.ristretti.it).
Ma sono le T-shirt «made in jail», il marchio lanciato da Silvio Palermo ad
aver conquistato una importante fetta di mercato.
Trentamila magliette vendute in un anno.
Si trovano nelle botteghe della solidarietà ma sono acquistabili anche su Internet
(www.madeinjail.com).
Le confezionano i detenuti di varie carceri italiane dopo un corso di serigrafia
e, con frasi del tipo «beato chi crede nella giustizia e verrà giustiziato»,
o «il carcere nuoce gravemente alla salute» sono diventati un cult.
INTERNET - Non
mancano in Italia i siti di galere ma, essendo vietata la linea telefonica,
i carcerati scrivono un po' alla cieca.
Sono i volontari e gli educatori che portano fuori il loro lavoro, raccolto
in cd rom, per metterlo in rete.
Ma loro non possono navigare.
Troppi i problemi di sicurezza.
Le cose funzionano in altro modo nelle carceri svizzere: qui quasi tutte hanno
il loro sito Internet dove è possibile acquistare i prodotti.
Nel sito del carcere di Poschwies a Regensdorf, nel cantone di Zurigo si vendono
prodotti in vimini, pietra e legno.
La prigione vallesana di Cretelongue, che gestisce un'azienda agricola con 120
mucche, venderà attraverso il suo sito (ora in costruzione) prodotti ortofrutticoli
e latticini.
Ornella Favero, operatrice volontaria responsabile del sito www.ristretti.it
non nasconde che Internet rappresenta una possibilità imperdibile per lanciare
il lavoro dei detenuti:
«Il problema sono i permessi per accedere alla Rete, oggi è impossibile dal
carcere - spiega -.
Noi abbiamo chiesto al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria la possibilità
di avviare una sperimentazione, ma per ora non abbiamo ottenuto risposta.
Certo, una vendita online organizzata dal carcere potrebbe diventare un trampolino
di lancio importantissimo per farsi conoscere».
«Tutto è legato alla volontà di cambiare il sistema carcerario - aggiunge Silvio
Palermo - e mi pare che non ci sia la volontà. Basti pensare che noi abbiamo
la potenzialità di produrre molto di più, ma il nostro resta un mercato di nicchia,
la distribuzione è limitata. Siamo in trattative avanzate con Robe di Kappa:
loro ci daranno le magliette, noi le disegniamo. Così forse la distribuzione
andrà meglio.
Ma bisogna sempre chiedere ad altri».
54.237 I DETENUTI presenti nei penitenziari italiani, secondo i dati del ministero della Giustizia al 31 dicembre 2003: 51.744 gli uomini, 2.493 le donne
13.630 I CARCERATI
che lavorano, secondo i dati del ministero aggiornati al 31 giugno 2003: rappresentano
il 21,2% dei detenuti
361 I CORSI professionali attivati nel primo trimestre del 2003, sempre secondo
i dati del ministero, per un totale di 3.879 detenuti iscritti.