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da GQ
Milano, Ottobre 2004

Codice a sbarre di Glezos
I primi sono stati quelli di San Vittore, con il ricettario "Avanzi di galera". Poi è toccato alle linee di abbigliamento, agli accessori, ai bar, tutti a tema

C'è chi perfino in carcere non smette di aver voglia di creare. E poiché ogni creazione è (anche) frutto dell'esperienza diretta - e visto che per molti la galera resta un'esperienza da comunicare - ciò che ne esca è spesso una sorta di icona carceraria. Un modo, insomma, di giocare sul tema. Ed è quindi sul filo di un'ironia leggera che molti indossano T-shirt con la scritta Property of Alcatraz, o gli zaini dei "Gatti galeotti". O si fanno una birra da L'ora d'aria

SARTI RINOMATI: Camice, giacche, pantaloni e stivali realizzati in materiale e stile rigorosamente carcerario: è il marchio "Made in jail", creazione di Stephan Bohle, astuto businessman-filantropo tedesco. I sarti sono carcerati di 12 prigioni tedesche, inclusi un paio di assassini. Bohle sta pensando a una linea Donna, naturalmente a cura di sarte galeotte. Ma anche a prodotti alimentari provenienti dal carcere: salsicce, miele, vino Riesling prodotto dal vigneto della prigione tedesca di Heilbronn.

I GATTI GALEOTTI: Se avete bisogno di accessori "ricercati", i detenuti della Cooperativa Sociale Ecolab di S. Vittore hanno prodotto una linea di shopping bags, zainetti e magliette chiamata "Gatti galeotti". Il logo raffigura un gatto dietro le sbarre. Sono in vendita nei negozi Feltrinelli.

PASSATI ILLUSTRI: Leggenda vuole che il celebre marchio tricolore di pret-à-porter Luisa Spagnoli negli anni '60 facesse realizzare i capi delle proprie collezioni alle detenute di svariate carceri italiane. Primo esempio di fashion-filantropia?

QUALE PRIGIONE VUOI SULLA MAGLIETTA?
Le magliette stampate con i nomi di alcune famose carceri sono l'ultimo must in fatto di streetwear. La più in vista è quella Property of Alcatraz, è già diventata un piccolo classico. Ma non mancano le T-shirt dedicate a Rebibbia.

Locali: Mi libero per l'aperitivo di Gioia Giudici
Grate, angolo parlatoio, un manichino detenuto IN FUGA. Tranquilli, siete solo in un bar.
Si chiama Alfredo Bigiani, alle spalle rapine incruenti e la condanna a trent'anni di reclusione. Poi l'incontro con Bruna, la sua compagna, una figlia, una nuova vita. Senza dimenticare l'esperienza del carcere. L'ora d'aria, bar "a tema" aperto in via Don Francesca Agazzi a Pedregno (Bergamo), è nato così. «Per far capire che esistiamo anche noi, gli ex detenuti. Persone normalissime»