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  SCIENZA & TECNOLOGIA
Veri e propri giornali on line realizzati "al buio"
dato che i carcerati non possono collegarsi alla Rete
Uscire di prigione con Internet
Si moltiplicano i siti dei detenuti
Si dibattono temi forti, ma c'è anche molta ironia
In vendita modellini delle celle e ricette "da galera"
di ANDREA LUCATELLO

SEGNALI di fumo telematici dalle carceri italiane. Alcuni dei più importanti penitenziari del nostro paese stanno sperimentando la realizzazione di siti Internet tra i detenuti. Ergastolani, brigatisti, spacciatori, tutti uniti da un'unica volontà: realizzare un progetto, mandare un messaggio capace di arrivare nelle case di tutti con un semplice clic. Sono loro, i detenuti, che curano grafica e contenuti di questi veri propri giornali on line. Che ai siti professionali, non hanno nulla da invidiare. Ed è strano pensare che a mettere in piedi un sito Internet sia proprio chi Internet non lo può usare. Perché in carcere la linea telefonica è vietata: e senza linea telefonica, niente collegamento in Rete. Così i detenuti lavorano "al buio", scrivendo al computer i loro articoli, disegnando vignette, pensando all'architettura del sito, senza conoscerne il risultato. Qualcuno penserà poi a portare fuori il loro lavoro e inserirlo on line una volta a settimana.

Uno dei progetti più importanti è quello del carcere di San Vittore, a Milano. Venti detenuti-redattori, coordinati da una giornalista volontaria, Emilia Patruno, lavorano al sito www.ildue.it. Si chiama così, perché dal Due, da piazza Filangieri 2, cioè dal carcere, i detenuti vogliono uscire. Non solo fisicamente, ma anche con le parole, con lo scambio di idee. "Alcuni di loro", spiega Emilia Patruno, "qui dentro hanno imparato a scrivere, a ragionare". All'interno del sito si affrontano temi forti, come l'indulto, e temi più delicati, come gli affetti, il vivere dentro, la salute. Ma è anche un sito ricco di ironia. E lo si capisce cliccando sulla sezione "le celle di Sisto". Sisto è un detenuto che è un mago con le mani: costruisce perfetti modellini di celle (15x15) che rappresentano la casa forzata del detenuto. Queste celle in miniatura si possono acquistare, come si possono acquistare anche i cd rom prodotti dai detenuti: un titolo per tutti, "Avanzi di galera - Le ricette dei poco di buono", ovvero, i piatti provati e cucinati da chi è dentro.

Quello di San Vittore non è l'unico caso di sito Internet curato dai detenuti. C'è un esempio tutto al femminile: si trova all'indirizzo http://www.ristretti.it/, ed è il sito dell'Istituto di pena della Giudecca e della Casa di reclusione di Padova. Anche qui, come nel caso Deldue.it, le detenute hanno trasferito on line una parte dei contenuti presenti nelle storiche riviste prodotte in carcere.

Un progetto innovativo arriva anche dall'ospedale psichiatrico di Aversa, dove operatori e ricoverati curano i contenuti del sito http://www.opgaversa.it/. Anche in questa struttura, che è ospedale ma soprattutto carcere, è vietato l'utilizzo di Internet. E anche qui tutti i contenuti entrano in Rete grazie alla collaborazioni dei volontari. Così può succedere quello che è successo a Marco, un detenuto di Rebibbia (http://www.papillonrebibbia.org/). Ha lavorato al progetto grafico del sito, lo ha aggiornato e migliorato nel tempo. Ma è riuscito a vedere il risultato del suo lavoro solo al primo permesso premio. Dopo due anni.

(16 gennaio 2003)

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