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Visita in video al carcere di San Vittore
Redazione e laboratori dietro le sbarre
Abbiamo documentato la parte migliore del penitenziario: le attività manuali e intellettuali che impegnano alcuni detenuti
Il carcere è duro e fa paura. Le fatiscenti strutture di San Vittore, il sovraffollamento, le celle anguste, tutto ciò che ci si può immaginare di un mondo così lontano dalla comune esperienza è in parte reale. Un microcosmo dentro la città, separato dalle mura, che vive di regole proprie e racchiude esperienze, storie, individualità differenti. Impossibile darne un resoconto completo, perché alle vicende personali di ciascun carcerato, andrebbero sommate le esperienze dei secondini, degli amministrativi, degli operatori e volontari che operano all'interno della struttura: un'infinità di relazioni, positive e no, una miriade di sentimenti, angosce, speranze, ruoli e fatti.
Eppure, nonostante la difficoltà ad affrontare l'argomento carcere, dimenticarsene, far finta che non esista è impossibile e irresponsabile. Perché al di là della collocazione della struttura, San Vittore fa parte della città, così come i suoi occupanti, che un giorno torneranno nella cosiddetta società civile.

Vivimilano.it è entrato dentro le mura della prigione per documentare uno specifico settore delle attività svolte dai detenuti. Non è immediato ottenere i permessi per farlo. Ci sono controlli e restrizioni, anche per la stampa: l'autorizzazione ottenuta ha permesso di riprendere esclusivamente le aree dedicate ai laboratori e le persone disponibili a rilasciare un'intervista, con l'esclusione dei carcerati per i quali la condanna non è ancora stata emessa in maniera definitiva. Questione di opportunità e sicurezza. Le aree riservate al lavoro sono senza dubbio un fiore all'occhiello dell'amministrazione penitenziaria milanese, nella persona del direttore dott. Pagano, che a detta degli stessi detenuti intervistati, ha il merito di aver agevolato le attività volte a un reinserimento sociale: un'opportunità offerta a chi desidera impegnarsi per trovare la propria strada fuori dal crimine, una risorsa certamente da sviluppare nonostante i numerosi problemi che ancora sussistono all'interno del carcere.

La copertina del libro edito da «Terre di Mezzo»: «I pugni nel muro. Linguaggio e frammenti di vita dei detenuti del carcere di San Vittore»
Il lavoro è innanzi tutto un passatempo per i detenuti. L'ozio, dannoso in generale, in prigione è deleterio: gli anni da trascorrere per espiare la condanna, senza fare nulla risultano infiniti e i pensieri si accavallano portando a una profonda depressione. Il lavoro è anche riscatto: ci si accorge che è possibile imparare qualcosa di nuovo, che si è in grado di costruire oggetti, usare un computer, produrre come tutti gli altri milanesi che stanno fuori. Il lavoro diviene una speranza per ottenere i benefici previdenziali previsti dalla legge «Gozzini», che interpreta l'articolo 27 della Costituzione secondo cui «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Sbalorditivo l'impegno e la serietà con cui i detenuti affrontano le loro attività. Uno spirito imprenditoriale che contraddistingue il laboratorio di pelletteria, la vetreria e la sartoria, una profonda voglia di comunicare che sgorga dalla redazione del sito www.ildue.it messa in piedi da Emilia Patruno. Ovunque si riscontra una forte umanità che sul lavoro ha basato la realizzazione del proprio sogno.


di Christian Carosi


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CON LA TELECAMERA DENTRO SAN VITTORE
(di Christian Carosi)
La redazione del giornale online Ildue.it
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Il laboratorio di pelletteria
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Il laboratorio di sartoria e quello informatico
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Ildue.it, giornale online realizzato da alcuni detenuti di San Vittore