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Primo Piano - Belli Dentro

Belli davvero dentro
La primissima idea della sit-com "Belli dentro" è nata nell'ottobre del 2003, a Milano, all'interno del carcere di San Vittore, in una cella doppia adibita da tempo a redazione del magazine www.ildue.it.

Attorno ad uno stesso tavolo la sceneggiatrice romana Giovanna Koch, la giornalista Emilia Patruno, direttrice del magazine, e una decina di detenuti della redazione.

Tema dell'incontro: come innovare il racconto del carcere al di là dello schema noto e già super frequentato di inferno di violenza, di isolamento sociale, di luogo di giustizia e di ingiustizie.
Il magazine aveva iniziato da tempo - oltre alla battaglia di informazione e denuncia nelle pagine del sito - un percorso di comunicazione auto-ironico, che comprendeva i progetti di "Avanzi di galera" (un cd di ricette) e di "Kriminalmouse" (un gioco da tavolo).

L'idea della sit-com è spuntata come una voce mancante sia nel patrimonio del magazine che nell'universo televisivo italiano.
Unico modello europeo di riferimento la serie inglese "Porridge", prodotta negli anni '70, con un enorme immediato successo.

L'idea si presentava con molti elementi positivi: nel carcere gli avvenimenti eccezionali - a cui in genere fa riferimento la filmografia di genere - sono rari, ci si misura soprattutto col quotidiano.
E una sit-com - per l'appunto - vive di quotidiano.

La piccola comunità di una cella è come una famiglia. I detenuti vivono insieme e condividono tutto: cibo, abitudini, pensieri, notizie, risate, problemi, stanza da letto e bagno.
In carcere si cucina, si guarda la televisione, si fanno le pulizie, si festeggiano i compleanni.
La cella è la casa, il braccio il quartiere, il carcere la città. In carcere non si ha niente e si ha bisogno di tutto: si approda alla cella, come Robinson Crusoe approdò sulla sua isola, riscoprendo il mondo.
I detenuti imparano di nuovo a vedere con gli occhi rivoluzionari dei bambini: ogni oggetto comune è una risorsa e contiene delle funzioni sconosciute.
Sono costretti a inventare: hanno il tempo, che fuori non si ha, di pensare, di raccontare, di stare insieme.
E lo sceneggiatore si trovava improvvisamente di fronte un mondo ideale da scrivere: non ci sarebbe stato bisogno di pretesti per far trovare insieme i personaggi.
Nessuno sarebbe più passato "per caso" , invece di telefonare: i protagonisti sarebbero stati sempre lì, a portata di mano e di battuta.
Erano ottime carte e valeva la pena provare a giocarle.

Quel giorno di ottobre, il patto di collaborazione fu stretto, l'avventura cominciava e trovò presto contributi e convinti alleati nella Grundy Italia, in Bananas e a Canale 5.


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