da
Redattore sociale
7 febbraio 2007
Nelle
carceri oggi 40mila detenuti: nessun boom dei reati dopo il provvedimento
di clemenza.
Associazione Antigone: "Ora abrogare la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi
e la ex-Cirielli: serve la riforma del codice penale".
Nessun
incremento della criminalità dopo l"indulto, il provvedimento
di clemenza approvato la scorsa estate dal Parlamento con una maggioranza
trasversale: il numero dei reati non ha subito infatti rilevanti
alterazioni dalluscita dei 24.256 detenuti che hanno finora
beneficiato della legge.
Di più, è falsa limpressione che un gran numero
di scarcerati sia già ritornata in carcere dopo aver commesso
nuovi reati: la percentuale di recidiva fra gli "indultati"
è infatti pari al 10% circa, ed è inferiore a quella
"fisiologica" che si riscontra fra coloro che finiscono
di scontare una pena.
Sono
questi i dati più significativi emersi nel corso della presentazione
- presso la Sala della Sagrestia della Camera dei deputati - del
terzo numero della rivista dellAssociazione Antigone, dedicata
interamente al tema dellindulto.
Numeri che - ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia Luigi
Manconi, intervenuto nelloccasione - saranno ulteriormente
arricchiti martedì 13, quando il Ministero renderà
note al riguardo statistiche ufficiali.
Le
persone che hanno riacquistato la libertà grazia alla legge
fortemente auspicata dal ministro della Giustizia sono state finora
24.256, la gran parte delle quali liberata contestualmente allentrata
in vigore del provvedimento.
Ogni mese, però, circa 1500 detenuti maturano i presupposti
per poter usufruire dellindulto (un residuo di pena inferiore
ai tre anni) e dunque il numero complessivo di beneficiari è
destinato ancora a crescere.
Al 31 gennaio 2007 negli istituti di pena risiedevano 39.663 persone,
contro le 61.392 del 30 maggio 2006: un calo pari ad un terzo, che
ha condotto alla riduzione dellaffollamento carcerario, riportando
i numeri entro il limite della legalità (nelle strutture
carcerarie italiane, secondo Antigone, possono vivere circa
43mila detenuti).
Se
dunque il principale obiettivo dellindulto, quello umanitario,
è stato raggiunto, ciò non toglie - affermano i rappresentanti
dellassociazione - che lapprovazione della legge sia
stata per molti versi caratterizzata da profonde contraddizioni,
rivelandosi alla lunga unoccasione mancata sotto numerosi
punti di vista.
Al punto che rischia di rivelarsi solo un temporaneo palliativo
se non saranno immediatamente realizzate una riforma seria del codice
penale (che riduca le fattispecie di reato e le pene diversificando
le sanzioni) e unaltrettanto rilevante riforma del sistema
penitenziario, che si esplichi nellapprovazione delle legge
istitutiva del "difensore civico nazionale delle persone private
della libertà", nel riconoscimento del diritto di voto
per le persone in esecuzione penale e per gli ex-detenuti, e che
porti inoltre alla definizione di un nuovo ordinamento penitenziario
per i minori, con lesclusione dal circuito carcerario dei
bambini figli di madri detenute.
Ma a far notizia sono soprattutto le richieste riguardanti labrogazione
di tre leggi approvate nella scorsa legislatura: la Fini-Giovanardi
sulle droghe (con contestuale depenalizzazione di tutte le pratiche
di consumo), la Bossi-Fini sullimmigrazione (con depenalizzazione
di tutto ciò che riguarda la condizione giuridica dello straniero)
e la ex-Cirielli sulla recidiva.
Se ciò non verrà fatto, considerando che la gran parte
dei detenuti si trovano in carcere per reati legati al consumo di
sostanze stupefacenti e alla condizione di straniero privo di permesso
di soggiorno, sarà "inevitabile" - secondo il presidente
Patrizio Gonnella - il riproporsi della "situazione di inaccettabile
affollamento delle carceri" che ha reso quasi obbligata la
soluzione dellindulto.
"Occorre
ridimensionare la portata del provvedimento emergenziale dellindulto
rispetto alle riforme strutturali che il sistema penitenziario aspetta
da tempo", ha spiegato Claudio Sarzotti, professore di Sociologia
giuridica allUniversità di Torino e responsabile scientifico
dellOsservatorio nazionale sulle condizioni detentive in Italia
di Antigone, secondo cui molto di più poteva essere
fatto.
"Anzitutto non cè stato alcun piano di reinserimento
sociale per chi è stato scarcerato, con un sostanziale fallimento
della funzione riabilitativa dellistituzione penitenziaria,
ma soprattutto è mancato quel provvedimento di amnistia che
sempre, nella storia della Repubblica, aveva accompagnato lindulto.
Il fatto che poi si sia scelto di non escludere i reati dei "colletti
bianchi" ha costituito per la società un segnale simbolico
quanto mai negativo, anche in considerazione del fatto che i colpevoli
di reati amministrativi godono per la gran parte di misure alternative
alla detenzione in carcere, e dunque non concorrevano a determinare
laffollamento degli istituti di pena".
"Lamnistia
è un atto necessario di civiltà - ha osservato a proposito
Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato
- ma probabilmente non ce la faremo: in Parlamento non ci sono le
condizioni per farlo: certamente però occorre approntare
entro luglio la legge delega al Parlamento per la riforma del codice
penale".
"In galera va chi non dovrebbe andare, cioè stranieri
e tossicodipendenti" - gli fa eco il presidente della Commissione
Giustizia del Senato Cesare Salvi (LUlivo), che rivela, dati
alla mano, come quello dellindulto sia stato il provvedimento
più impopolare del governo Prodi: "Un sondaggio riservato
del mio partito segnala che la percentuale di favorevoli alla legge
è attestata all11%".
Nonostante questo, però, "lindulto era necessario:
se non avessimo dovuto cercare un compromesso con lopposizione
avremmo fatto meglio", dice riferendosi alle richieste avanzate
a suo tempo da Forza Italia per assicurare lappoggio al provvedimento.
"La prima buona ragione per approvare lindulto - ha invece
sostenuto il sottosegretario Manconi - non è stata lesigenza
umanitaria, ma la necessità di razionalizzare e rendere più
efficiente lintero sistema penitenziale italiano: oggi la
situazione delle carceri rende possibile un intervento simile.
È ora di farlo".
Allordine del giorno la riorganizzazione dei circuiti penitenziali,
la distinzione fra detenuti in attesa di giudizio e condannati,
il trasferimento delle competenze sanitarie fra i ministeri della
Giustizia e della Salute.
Usciti
dal carcere oltre 9000 stranieri
Tra
i 24.456 detenuti usciti dal carcere graze allindulto, 9.187
sono stranieri.
A comunicarlo è Antigone, che questa mattina ha presentato
il suo quadrimestrale di critica del sistema penale e penitenziario
dedicato allindulto.
Il dato è aggiornato al 25 ottobre 2006.
Gli
stranieri in carcere prima dellindulto erano 20.088, pari
al 33% della popolazione detenuta totale, al settembre 2006 erano
diventati 12.369, pari al 32%.
"Ci si sarebbe potuti aspettare uno scarto maggiore fra queste
due percentuali- spiega lassociazione che si occupa del mondo
delle carceri- essendo i detenuti stranieri con reati ascritti di
bassa gravità proporzionamente di più dei detenuti
italiani".
Si può allora supporre per Antigone che "data
lalta percentuale di detenuti in custodia cautelare tra gli
stranieri (il 48,2% del totale dei detenuti stranieri a fine luglio)
in pochi abbiano visto cessare la misura cautelare grazie allindulto,
al di fuori dei casi più ovvi, solo in situazioni giuridicamente
tutelate dalla presenza di un avvocato di fiducia".
Alla fine dellestate gli stranieri più fortunati
sono stati gli africani, in settembre erano il 44% in meno, (5.421
detenuti contro i 9.711 di luglio), gli europei, 32,5% in meno (5.415
contro 8.023 di due mesi prima) e i nordamericani e sudamericani
819 contro i 1.365 detenuti di luglio (-40%).
Dimezzati
i minori in carcere
Sono
quasi dimezzate le presenze negli istituti penali minorili con leffetto
indulto: se a luglio gli under 18 erano 457, al 25 ottobre- secondo
gli ultimi dati disponibili- sono diventati 241. "Dei 762 reati
ascritti ai minori detenuti al 30 giugno - spiega il testo di Antigone
- 405 erano reati contro il patrimonio, quindi principalmente rapina
e furto, e 158 contro la persona".
I minori
presenti negli istituti penali poi, prima del provvedimento Mastella,
erano così suddivisibili: 242 stranieri, 47 ragazze, e ben
324 persone ancora in attesa di giudizio, contro le 133 condannate
con sentenza definitiva. È dunque evidente, per Antigone,
che "come nel caso dei detenuti minori lincidenza di
persone in custodia cautelare sullinsieme degli indultati
sia ben più elevata che nel caso dei detenuti adulti".
Per lassociazione che si occupa del mondo delle carceri è
"segno di unattenzione maggiore nellapplicazione
dellindulto ai minorenni, resa possibile forse anche dallinferiore
carico di lavoro".