da
Redattore sociale
Milano, 20 febbraio 2007
E
per solidarietà, domani, medici, infermieri e tecnici di
laboratorio delle case circondariali si asterranno dal lavoro. Amapi:
''La scure si abbatterà sui medici di guardia e gli specialisti''.
Sono 350 i dottori dipendenti dello Stato
Non mangiano più, come segno di protesta e, insieme, di solidarietà
nei confronti dei loro pazienti.
A suscitare le protesta di 10 medici penitenziari, l'intero direttivo
dell'Associazione Medici dell'Amministrazione penitenziaria italiana
(Amapi), i tagli previsti dalla Finanziaria 2007: 13 milioni di
euro in meno per curare i detenuti malati. Lo sciopero della fame,
iniziato ieri, durerà fino a quando il Governo non verrà
incontro alle loro richieste.
E per domani è in programma anche lo sciopero nazionale dei
loro colleghi: medici, infermieri e tecnici di laboratorio che lavorano
nelle case circondariali italiane. "Garantiremo solo l'assistenza
per le emergenze - spiega Francesco Ceraudo, presidente dell'Amapi
e medico del carcere Don Bosco di Pisa. In queste settimane abbiamo
cercato di farci sentire, abbiamo scritto anche al Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ma nessuno sta facendo qualcosa
per scongiurare il disastro sanitario negli Istituti di pena italiani".
La
finanziaria 2007 ha previsto un taglio di 13 milioni di euro, pari
al 20% delle risorse che erano state stanziate nel 2006. Secondo
l'Amapi, che conta 5 mila iscritti fra medici e infermieri, sarà
soprattutto il personale precario a farne le spese e, di conseguenza,
la salute dei detenuti.
Oggi nelle carceri italiane sono solo 350 i medici dipendenti dello
Stato. Al loro fianco prestano servizio 2.600 medici con contratti
di collaborazione o di prestazione: 1.400 sono medici di guardia
che garantiscono l'assistenza 24 ore su 24 e 1.200 invece sono gli
specialisti (cardiologo, psichiatra, infettivologo).
"Non
abbiamo ancora dati precisi, ma la scure della Finanziaria si abbatterà
sui medici di guardia e gli specialisti - sottolinea Francesco Ceraudo
-.
Secondo le nostre stime, vi sarà una riduzione del 50% delle
ore di presenza di psichiatri e cardiologi, mentre altri medici
come l'infettivologo o il dermatologo sono destinati a scomparire".
Anche la presenza di infermieri sarà ridotta di circa il
30%.
"La sanità in carcere non è un lusso di cui si
possa fare a meno -commenta il presidente dell'Amapi-.
Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione e vale
anche per i detenuti.
Inoltre, senza medici in carcere si dovrà ricorrere di più
ai ricoveri negli ospedali che hanno costi maggiori: per ogni detenuto
infatti servono cinque o sei agenti di scorta".
Per
domani, inoltre, è prevista una manifestazione nazionale
a Pisa (il ritrovo è alle ore 10 davanti al arcere Don Bosco),
mentre saranno organizzati presidi di fronte alle case circondariali
di Palermo (Ucciardone), Roma (Rebibbia), Napoli (Secondigliano)
e Monza.
La situazione più difficile si registra nel carcere di Poggio
Reale a Napoli, dove c'è l'unico centro chirurgico della
Campania.
"Già nell'agosto 2006 mancavano fondi a disposizione
- dice Vittoriano L'Abbate, membro del direttivo dell'Amapi e chirurgo
nel penitenziario che ospita 1800 detenuti-.
Gli interventi erano stati ridotti del 60%, possiamo solo immaginare
cosa accadrà con i nuovi tagli".