| Se solo il prete porta conforto |
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24/01/08
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da
la Repubblica
Milano, 24 gennaio 2008
Cinquanta suicidi e 4276 atti di autolesionismo solo nell'anno 2006:
il carcere è naturalmente, di per sè, causa di "depressioni
e disturbi psichiatri" che rappresentano le più diffuse
patologie tra i detenuti, nel campione esaminato.
La legge del '75 sul nuovo ordinamento degli istituti penitenziari,
prevedeva che in ogni carcere fosse presente uno psichiatra nei
"Centri di Osservazione" con il compito, non solo di somministrare
terapie, ma anche di provvedere al reinserimento in società.
La
legge è stata applicata solo nelle carceri di Roma-Rebibbia,
Livorno e Milano-San Vittore.
I ritardi e le inefficienze in questo campo sono senz'altro alla
base della situazione di oggi: le punte massime negli ultimi dieci
anni si sono avute nel 2000 quando si sono registrati 6788 episodi
di autolesionismo e nel 2001 quando 69 detenuti si sono tolti la
vita.
Un ruolo importantissimo rimane, così, al cosiddetto "prete
delle carceri", confidente e confessore e spesso unica fonte
di conforto e sostegno per i carcerati.
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