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Temi - La comunicazione

La comunicazione che non c'è
Diego Ludovico

Arrivando per la prima volta in carcere si cade nella più mera depressione, non solo per il fatto trasgressivo in cui sei incorso, bensì, purtroppo, anche per lo stato di incomunicabilità in cui ti vieni a trovare, senza possibilità di via d'uscita.

Il muro invalicabile dell'ineccepibile norma che ti relega nell'isolamento comunicativo, porta la mente a divagare, a portarti lontano dai buoni propositi; mentre si ferma, sempre più con insistenza, sull'oscuro "disegno", sulla fine delle tue attività e della continuazione dei progetti che avevi in mente di portare a termine.

L'unica comunicazione che il carcere ti offre, appena arrivi in cella è, se hai la "fortuna" di capitare in una cella di più persone, quella di parlare con coloro che ti hanno preceduto nella trasgressione.
Discorsi evanescenti basati sulla tua vita privata, sul tipo di reato e sul pianeta carcere.
Comunicazione, magra comunicazione, che non fa altro che accentuare il tuo disagio e farti perdere quel filo di speranza che nutrivi ancora sui convincimenti da cittadino libero e sui propositi costruttivi che avevi radicato nella mente.

Niente comunicazione di rilievo quindi: "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate", dunque. "Allora sono un uomo morto", ti dici. E giù macabre apparizioni e "convincenti" propositi suicidi.
Ma il tempo sembra essere la cura dei mali nel carcere. Passa un giorno, ne passano due; passa una settimana, ne passano due; passa un mese, ne passano undici; passa un anno, ne passano!...

Ora ti è più chiaro il destino. Hai cominciato a comunicare, se pur in forma ridotta, con i tuoi familiari, con lo psicologo, con l'educatrice, con qualche volontario che ti viene a trovare di tanto in tanto.
Ti sembra di aver riacquistato il respiro, ma le afflizioni d'ogni tipo a te non graditi, non ti fanno ritenere appagato delle tue prerogative.
Ecco allora che cerchi strade, vicoli, cunicoli, scappatoie, per raggiungere quella comunicazione che desideri, quella comunicazione che sembra ti faccia somigliare un po' di più a quello che eri prima, al cittadino modello di una volta.
Cogli tutte le opportunità che ti vengono offerte, quali corsi regionali, attività di gruppo e qualsivoglia altro accidenti che non ti isoli dal mondo comunicativo.

La fortuna di essere a San Vittore, sta nella varietà e nella molteplicità che quest'istituzione ha voluto caparbiamente introdurre, come elementi creativi al servizio dei detenuti, perché, credo, si è cercato di pensare al detenuto non solo come persona trasgressiva, ma anche come uomo capace di redimersi attraverso le possibilità creative e comunicative, attraverso la ripresa delle sue capacità funzionali, che una mente ferma certamente non può più esprimere.

Ecco allora la redazione.
Quale migliore forma di comunicazione, se non quella di poter esprimere le proprie convinzioni attraverso un giornale che comunichi con l'esterno?
Una frase che mi ha colpito, quando per la prima volta ho preso in mano il giornale di San Vittore, è stata:
"Fateci uscire almeno con le parole". Una riflessione a due facce che non dimentico, perché mentre da una parte mi dà l'idea della comunicazione con l'esterno, dall'altra sembra che mi confermi il lungo tempo che devo trascorrere in carcere.

Tuttavia, messe da parte queste considerazioni, mi tuffo nella mia passione di novello o pseudo giornalista e mi diletto ad esternare versi, che io chiamo pensieri; articoli, non so fino a che punto tali; racconti veri e di fantasia.
Insomma, ho cominciato a far uscire dalle mie viscere, quel che trattenevo amaramente e che era causa dei miei bruciori di stomaco.

Contemporaneamente al giornale, un'altra opportunità di comunicazione mi è venuta dal gruppo della trasgressione. Anche qui, anche se inizialmente relegata tra lo psicologo del reparto, quattro volontari esterni e una quindicina di detenuti, la comunicazione apriva ad argomenti che avevano lo scopo, almeno per me, di tenere "viva" la mente a beneficio del corpo e del futuro pieno di progetti e di speranze.

Ma come si evolvono le tecnologie, anche questo gruppo ha preso coscienza delle benefiche evoluzioni degli individui, nonché dell'apporto che queste umane menti portavano alla causa del reinserimento dei detenuti nell'ambito sociale e dei contenuti che i loro scritti e discorsi avessero per gli esterni. Una sorta di S.r.l., che ognuno gestisce a proprio uso e consumo.

Da queste iniziative ne sono scaturite altre, quali la partecipazione a "Tempi Moderni", una trasmissione televisiva e collaborazioni con alcune emittenti radiofoniche e altri giornali; convegni, dibattiti, cortometraggi; e poi la creazione del giornale online www.ildue.it, il sito della trasgressione, www.trasgressione.net, e poi ancora libri, cd e via dicendo.
Non c'è che dire, una comunicazione a ventaglio che ci apre la via del dialogo, essenziale per i rapporti con la "perduta" società e col mondo intero.