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Temi - La comunicazione

Carcere e comunicazione
Salvatore Marchisella

Un carcerato che riesce ad effettuare tutti i colloqui visivi e telefonici consentiti dall'O.P., tenuto conto dei luoghi e condizioni in cui vengono svolti, riesce a mettere insieme tre giorni di comunicazione visiva e otto ore di comunicazione telefonica ogni anno solo ed esclusivamente con i propri familiari.

All'interno di questo spazio di tempo il detenuto deve riuscire a mantenere vivi l'affetto con i figli, con la madre, con il padre, con i fratelli e deve non far abbassare il livello di desiderio, di confidenza con la propria compagna pur non avendo nessuna possibilità di rapporto intimo.

Questa limitazione a comunicare aumenta inevitabilmente la possibilità di una disgregazione della famiglia.

Essendo esclusa la possibilità per il detenuto di comunicare con amici, conoscenti e quant'altri, dopo anni di carcere si perde quasi completamente la capacità di comunicare in senso ampio, perché si è costretti a dialogare per lungo tempo con persone che hanno identici problemi.

Questo aspetto della comunicazione lascia che i soggetti coinvolti si fossilizzino su un unico tema (la giustizia), perdendo l'elasticità mentale ad affrontare e approfondire altre tematiche e quanto più lungo è il periodo di detenzione tanto più facile che venga compromessa la capacità di pensare a trecentosessanta gradi.

L'isolamento del carcere accentua nell'individuo recluso l'introversione, spegne la sensibilità, svaniscono le emozioni… almeno, quelle che si creano attraverso il dialogo da cui scaturisce amicizia, stima, fiducia.

La comunicazione è il mezzo con cui si trasporta l'amore, l'affetto, l'odio….