da la Stampa di Alessandro Mondo
Torino, 23 aprile 2007
Il
carcere fa affari con il caffè, il cioccolato e la birra.
Dietro le sbarre si impara e si cerca il lavoro del futuro
Lultimo traguardo è stato illustrato durante la firma
del protocollo dintesa che - grazie allimpegno della
Provincia - prevede lapertura di un centro per limpiego
nel carcere Lorusso e Cotugno.
Obiettivo delliniziativa, a carattere sperimentale e senza
precedenti in Italia: favorire il reinserimento dei detenuti.
In realtà aumenta il numero di quelli che per trovare un
mestiere non hanno bisogno di chiudersi alle spalle i cancelli della
casa circondariale, dove è un fiorire continuo di attività
messe in piedi da cooperative con il sostegno degli enti locali
e del personale della struttura.
Dalla
torrefazione al capannone in cui vengono ricondizionati i ricambi
per i mezzi pubblici, ogni idea trova spazi e supporto logistico.
Il tutto sulla base di una filosofia precisa ribadita da Pietro
Buffa, il direttore del carcere: portare il mondo, sotto forma di
attività ma anche di uffici pubblici, allinterno delle
Vallette, senza venir meno alla loro funzione detentiva.
Un unicum nel panorama carcerario italiano?
Buffa, che non vuol fare il primo della classe, declina il riconoscimento.
Una cosa è certa: di questo passo le chance di trovare
lavoro allinterno della casa circondariale - 1.189 detenuti
(il 50% stranieri), 250 condannati in via definitiva - promettono
di essere superiori rispetto a quelle di chi ha saldato il conto
con la Giustizia. Anche il giro di affari non è male.
Quello della torrefazione, gestita dalla cooperativa «Pausa
Cafè», viaggia sui 250 mila euro lanno: 9 le
persone coinvolte fra detenuti, ex-detenuti e soci esterni; nel
2006 sono stati tostati 11 mila chili di prelibato caffè
di Huehuetenango (in Guatemala).
Il prossimo traguardo, con lassunzione di altre due persone,
è la lavorazione del cacao affidata alla cooperativa «Pausa
cacao».
«Abbiamo già fatto le prove per i macchinari che ci
permetteranno di produrre il liquore di cacao - spiega Marco Ferrero,
presidente di «Pausa Cafè» -.
La prima partita è prevista sotto Natale».
Un
altro progetto ambizioso.
Talmente ambizioso da poter contare su un partner tecnico
del calibro di Guido Gobino.
Non è finita.
Recentemente nel perimetro del carcere è sorto un capannone-officina
dove quattro detenuti, a regime saranno 12, riparano e ricollaudano
i componenti degli autobus e dei tram del Gruppo Torinese Trasporti.
In questo caso la partita è affidata alla cooperativa «Ergonauti»
del Consorzio Kairos, lo stesso che con 22 persone gestisce
la mensa (2.600 pasti al giorno).
Guido Geminatti, presidente del Consorzio, conferma: «Abbiamo
già fatto il corso di formazione per 10 lavoratori.
La commessa di Gtt è di 100 mila euro ma contiamo di sviluppare
altre attività.
Unipotesi è quella di puntare sulle energie rinnovabili,
con la produzione di pannelli solari».
Buone prospettive anche per la falegnameria che produce arredo urbano
(panchine e fioriere), forte di 14 addetti (cooperativa «Punto
a capo»).
Ma non ci sono limiti alle potenzialità della premiata «ditta-Vallette»
alla quale la Provincia, per dire, ha affidato la riconversione
dei «banner» olimpici in borse di rappresentanza.
La
direzione del carcere ha già sottoposto al Ministero il progetto
di una panetteria e di una lavanderia industriale: sono altri 25
posti di lavoro.
Ci sarà spazio anche per un vivaio, pure questo interno al
carcere: si parte dai 100 mila euro già stanziati dalla Regione,
più altri 40 mila messi dal Dipartimento dellamministrazione
penitenziaria (10 posti).
Alla
voce «progetti in corso» risponde la trattiva con Poste
Italiane per realizzare un ufficio interno, mentre lesperienza
maturata con la torrefazione potrebbe essere replicata per la produzione
di birra.
Insomma: di tutto e di più. In questottica rientra
anche il centro per limpiego presentato dal presidente Saitta
con gli assessori Condello (Lavoro) e Artesio (Solidarietà
sociale).
Lo sportello collaborerà, dintesa con la casa circondariale,
nella preselezione dei detenuti interessati al reinserimento e favorirà
lincontro fra domanda e offerta tramite le proprie banche-dati.
Secondo Buffa, un contributo importante anche sul fronte della sicurezza:
prevenire è meglio.