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Giustizia: dalle affollate carceri italiane adesso si teme una “evasione” di massa… dei volontari
di Carlo Giorgi
Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2010
Dalle carceri italiane si teme una “evasione” di massa. Una fuga, però, non di detenuti ma di volontari. Gli istituti di pena italiani non hanno mai visto una situazione più critica: a fine marzo i detenuti “censiti” dal ministero della Giustizia erano 67.206, oltre una volta e mezza il numero di ospiti consentiti dalla capienza del sistema penitenziario (44.236 posti). Un simile sovraffollamento rende impossibile il lavoro degli agenti di polizia e, soprattutto, la vita dei reclusi. E il numero di suicidi dei detenuti è aumentato, raggiungendo quota 24 nei primi cinque mesi del l’anno.
Autosospensione
È per questo motivo che la Conferenza nazionale volontariato e giustizia, che rappresenta il volontariato di settore in Italia, ha sollecitato i propri aderenti a realizzare manifestazioni pacifiche che contemplino anche, fatto del tutto inedito, l’autosospensione dal servizio. “Nelle carceri le necessità sono tali che spesso i volontari suppliscono alle mancanze dello Stato - spiega Elisabetta Laganà, presidente della Conferenza nazionale - . Siamo davvero preoccupati: con l’attuale sovraffollamento mancano gli spazi per svolgere le attività previste; in questo modo i volontari non riescono a lavorare e le persone ospitate in carcere non possono che peggiorare. Per far capire la gravità della situazione, abbiamo invitato le associazioni a considerare anche la temporanea sospensione delle attività. Ciascuno tuttavia, sceglierà la propria forma di protesta, più o meno simbolica”.
Presenza non uniforme
Secondo gli ultimi dati ministeriali disponibili, i volontari che svolgono il loro servizio nelle carceri italiane sono 9.576: la media è di un volontario ogni sette detenuti. In Italia la presenza del volontariato non è uniforme. La Lombardia, regione con il maggior numero di volontari (2.433) e di detenuti (9.030), vanta la media di un volontario ogni 3,7 reclusi. Una condizione simile si rileva in Veneto (3,6, il migliore “rapporto”) e in Lazio (4,4). Al l’estremo opposto, c’è la situazione in Abruzzo e con soli 162 volontari su una presenza di 2.329 detenuti: la media è di un volontario ogni 14,4 reclusi.
L’ordinamento penitenziario italiano (legge 354/1975) norma l’attività di volontariato agli articoli 17 e 78. I volontari più numerosi (8.194) sono quelli definiti dall’articolo 17: operano per la risocializzazione del detenuto attraverso attività precise. Si diventa volontari “articolo 17” presentando domanda al direttore dell’istituto, che la valuta comunicando la richiesta al magistrato di sorveglianza. I volontari definiti dall’articolo 78, invece, sono più rari (1.382): la loro candidatura passa direttamente attraverso il magistrato di sorveglianza e viene valutata dal Provveditorato locale. I volontari “articolo 78”, inoltre, lavorano in stretta collaborazione con educatori, assistenti sociali, psicologi.
Vuoti in organico
Un altro motivo di difficoltà per il volontariato carcerario è proprio la grave carenza di queste figure professionali, che i volontari dovrebbero semplicemente affiancare, nel lavoro volto alla risocializzazione dei detenuti. Al 31 marzo 2010, infatti, mancavano all’organico minimo stabilito per decreto ministeriale ben 613 educatori, quasi la metà (il 44,6%) di quelli previsti per legge; ma anche 535 assistenti sociali (il che significa il 32,6% in meno rispetto al personale fissato dal decreto) e 265 tra esperti informatici, linguistici, comunicatori, psicologi, statistici ed ausiliari.
“Il ministero è certo dell’importanza dell’attività dei volontari - dice Laganà. Già nel 2006 una circolare ministeriale invitava tutti gli istituti a fare ogni sforzo per allungare l’orario delle attività di volontariato fino alle sei di sera. Oggi però non è più possibile lavorare. Il nostro appello è rivolto al governo perché entro l’estate trovi soluzioni adeguate alla situazione”.
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