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La prigione era dentro di me
Ivano Longo

Da quando ho iniziato a guardare il mondo dal mio punto di vista (in pratica dopo i sedici anni), mi sono accorto che quello che “sentivo” era ciò che mi condizionava la vita. Influenzava tutte le mie giornate, la scelta delle amicizie, della ragazza, delle cose da fare: tutto era mosso da quello che sentivo dentro di me e di conseguenza, da quello che pensavo.
I miei comportamenti hanno iniziato a prendere forma, modificandosi a secondo delle situazioni.
Ero arrivato al punto di agire in un modo o nell’altro tenendo ben conto di chi avessi al mio fianco.

Ero schiavo delle persone che conoscevo, di quello che potevano pensare di me, o soltanto di quello che io pensavo pensassero di me.
Non ero mai me stesso, mai reale al cento per cento; dovevo sempre dimostrare, apparire, far credere agli altri che ero quello che loro si aspettavano io fossi.

Per ogni situazione avevo una maschera già pronta da indossare, maschera che calzavo a pennello, maschera che era diventata col tempo parte di me, del mio modo d’essere, “pellicola” che si modellava sul mio viso con una rapidità ed una perfezione quasi magica.
Ed io, diventavo subito un altro, diventavo l’Ivano forte, coraggioso, spericolato, a volte buono e paziente, a volte cattivo fino all’osso, malvagio, bugiardo, credulone ingenuo ecc. ecc.

Ogni situazione richiedeva un comportamento adeguato allo scopo.
Ero arrivato anche a perfezionare la mia tecnica con la mimica facciale e con i gesti del mio corpo.
Ero diventato un vero e proprio “attore”.
Col passare degli anni ho perfezionato le mie maschere fino a renderle vere agli occhi degli altri e ai miei.
Ero felice, ero importante.
E quando la sera mi addormentavo non sentivo neanche il rimorso per quello che ero diventato, perché credevo di essere veramente così, credevo che bisognasse essere scaltri per riuscire a vivere in un mondo che non mi apparteneva, un mondo che non mi voleva, e che io non volevo.

Poi è successo qualcosa: ho iniziato a sentirmi solo.
Col passare del tempo ho scoperto che voler essere quello che non ero, non mi faceva sentire amato.
Ero prigioniero di me stesso, le persone che mi amavano, amavano soltanto la mia immagine, ero diventato schiavo, prigioniero di una prigione che mi ero costruito da solo.
Ho iniziato a cercare il modo di sfuggire da queste cose che sentivo, usando le droghe, ma poi alla resa dei conti mi sono accorto che era soltanto un altro modo per nascondermi, per “vittimizzarmi” di fronte agli altri.

Ero incapace di evadere da quella prigione che ormai aveva muri altissimi, e talmente robusti che neanche l’amore - quello vero - riusciva a scalfire.
Finito in prigione, quella “materiale”, ho avuto la possibilità di cercare dentro di me le chiavi per uscire; ho rischiato tutto, sono uscito allo scoperto di fronte a persone che neanche conoscevo e dalle quali mi dovevo proteggere; tutti avevano un’immagine molto forte di se stessi, tutti intenti a dimostrare, ad essere, a possedere.

Tutti si nascondevano dietro a delle maschere che vedevo chiaramente perché erano uguali a quelle che io avevo usato per tanti anni; e io avevo la possibilità di guardarmi allo specchio e di vedere finalmente cos’ ero diventato. Un’illusione.
Mi sono accorto che sono stato male con me stesso proprio perché intento a elaborare e costruire un Ivano completamente irreale.
Un Ivano che alla fine aveva solo paura, paura di tutto e di tutti, paura di vivere.
Ora invece ho voglia di vivere, mi sento libero con me stesso e da me stesso; mi sento come se fossi rinato con una cosa in più, quella della consapevolezza di quello che sono veramente… e sono sereno e felice.

Ivano Longo 40 anni, San Vittore, gennaio 2003